“Una Storia straordinaria” di Diego Galdino

Il nuovo romanzo dell’Autore romano

Arriva in tutte le librerie l’ultimo romanzo di Diego Galdino, edito da Leggere Editore, dal titolo: “Una storia straordinaria”. L’Autore, oltre alla passione per la scrittura, coltiva anche l’amore per il Cinema ed è estremamente legato alla sua città, Roma, che rappresenta una continua fonte d’ispirazione.

Abbiamo avuto la possibilità di fare qualche domanda allo scrittore e chiedere qualche notizia in più sul suo ultimo libro.

La storia raccontata parla naturalmente d’amore, quali sono gli altri ingredienti che fanno da “colonna sonora” alle vicende vissute dai protagonisti?

Nelle mie storie non possono mai mancare tre cose, l’amore, l’amore e l’amore. Perché in ogni cosa che fai se ci metti l’amore viene tutto meglio.

 Cos’è per te l’Amore?

Per rispondere a questa domanda ora sono solito usare le parole dei due protagonisti di “Una storia straordinaria”. Luca lo descrive così: «Tu in questi giorni mi hai fatto capire che l’amore è come uno di quei bracieri votivi che si trovavano nei templi dell’antica Grecia e l’innamorato, in questo caso io, è un po’ come quelle ancelle che erano destinate a passare tutta la loro vita a cercare di mantenere il fuoco del braciere sempre acceso… Non ti puoi distrarre o addormentare, specialmente la notte. Perché altrimenti il fuoco rischia di spegnersi. E se è vero che credi nell’amore, come le ancelle credevano nel dio del tempio, non puoi permetterlo…».

Silvia l’amore lo vede così: «se l’uomo che amo vive sull’Isola di Pasqua, io vivrò sull’Isola di Pasqua. Per chi non lo sapesse l’Isola di Pasqua è il posto abitabile più isolato della Terra. Per raggiungerla dal Cile, il Paese più vicino, ci vogliono cinque ore di aereo durante le quali l’unica cosa che si vede dal finestrino è una distesa senza fine di acqua, acqua e sempre e solo acqua, per arrivare su questa minuscola isola che dal cielo vi sembrerà uno scoglio che affiora dall’immensità del mare. E per raggiungere il Cile da Roma ci vogliono circa quindici ore di volo».

Il Cinema è molto presente nei tuoi libri, quali film ti rappresentano di più?

I film che mi rappresentano di più sono sicuramente “Notting Hill”, “La casa sul lago del tempo” e “Pretty Woman”.

Hai già scritto diversi libri: ll primo caffè del mattino (2013) è stato definito un caso letterario. Da quando hai scoperto di avere questo talento per la scrittura?

Ho iniziato a scrivere molto tardi, ma poi non ho più smesso. Per me la prima storia che ho scritto resta indimenticabile perché è nata in un modo particolare e per merito di una ragazza a cui sono stato molto legato…Un bel giorno mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era “Ritorno a casa” di Rosamunde Pilcher, e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era “I cercatori di conchiglie”. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che, a differenza della nostra, finisse bene e poi non ho più smesso fino ad arrivare a Il primo caffè del mattino…

Sei un Autore internazionale, i tuoi libri sono stati pubblicati in Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna e Sudamerica. Come si diventa uno scrittore di successo e come sei riuscito a fare breccia nei lettori?

Io credo che per arrivare alle persone bisogna scrivere la verità, essere sinceri, non inventare le storie, ma viverle e far sì che i lettori s’immedesimino in quelle vite facendole loro. Alla fine il mio non lo definisco successo, mi piace pensare che sia un filo rosso che mi unisce a chi mi legge. Per farla breve, la cosa più importante è l’empatia, riuscire a creare empatia tra te, i personaggi dei tuoi libri e i lettori.

 Oltre a dedicarti alla scrittura di romanzi d’amore gestisci un bar a Roma. Quanto è stato d’ispirazione questo lavoro nel raccontare storie e personaggi?

Credo che il bar si presti bene come fonte d’ispirazione, perché racchiude al suo interno una galassia di persone diverse che girano intorno al bancone come i pianeti intorno al Sole, prendendo dal caffè quel calore, quell’energia che ti accompagnerà, anzi che ti farà compagnia per il resto della tua giornata. Di sicuro i miei due romanzi dedicati al bar e al caffè sono i miei romanzi più autobiografici, perché a parte l’avvenenza fisica e l’età, non posso negare che il Massimo delle due storie rappresenti me stesso in tutto e per tutto.

Nei tuoi libri affronti temi complessi come la narcolessia, l’essere non vedente, le dipendenze, la violenza sulle donne. Questa particolare sensibilità alle problematiche sociali ti avvicina ancora di più al pubblico…

Affrontare temi così difficili ed importanti è una grande responsabilità. Raccontare problematiche di persone che soffrono e lottano ogni giorno contro una patologia, contro la paura è qualcosa che ti mette a nudo, che ti mette davanti a scelte decisive. Non puoi sbagliare, né essere superficiale, non ci sono scalette da seguire o stesure da completare. Non devi pensare. Devi solo scrivere.

Roma esercita su chiunque un fascino straordinario ed è qui che hai scelto di ambientare i tuoi romanzi. È un tributo alla Città Eterna?

Come dicevano i latini “ubi major minor cessat” e per me Roma, insieme all’amore, è la cosa più grande di tutte. Non mi so vedere in nessun altro posto che non sia qui.

Se stai lavorando al prossimo romanzo, puoi darci qualche anticipazione?

I miei progetti futuri sono gli stessi di adesso, riuscire a far conoscere “Una storia straordinaria” a più persone possibili, parlando di questo libro in giro per l’Italia… Aspettando che inizino le riprese del film tratto da “Il primo caffè del mattino”.

Intervista all’Autrice Cinzia Giorgio

La scrittrice è stata ospite del Caffè Letterario di Euroma2 lo scorso 28 febbraio per presentare il romanzo I MIGLIORI ANNI

In seguito alla presentazione del libro I MIGLIORI ANNI di Cinzia Giorgio a Euroma2, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’Autrice, che ha rilasciato un’interessante intervista sull’affasciante saga familiare che vede protagonista Matilde.

Il libro I migliori anni vede al centro la storia di Matilde e l’Italia, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni 2000. Un libro a metà tra saga familiare e romanzo storico…

I migliori anni nasce tanti anni fa, a Venosa, dai racconti raccolti nei pomeriggi invernali, quando io e mia nonna Maria chiacchieravamo davanti a una tazza di tè al bergamotto. È un romanzo a cui tengo moltissimo, perché narra la storia della mia famiglia e in particolare della mia nonna materna. La vicenda si svolge tra la Lucania e la Puglia passando attraverso le atrocità del secondo conflitto mondiale e la faticosa ripresa del Dopoguerra. La Matilde protagonista del libro è una donna dinamica e ribelle in un periodo in cui era molto difficile esserlo, soprattutto in provincia.

Chi rappresenta per lei Matilde Carbiana?

Matilde è mia nonna Maria, uno dei pilastri della mia vita. Grazie a lei ho imparato a essere una persona migliore; ho capito l’importanza dello studio e della lettura. Ora che non c’è più, resta nel mio cuore tutto l’amore per la conoscenza che mi ha trasmesso.

Lo stile narrativo è molto fluido, sebbene il libro sia ricco di riferimenti storici. Come è riuscita a raccontare la storia dosando il giusto mix di elementi?

Le storie di famiglia sono affascinanti, sono scorci di vita vissuta che ci permettono di leggere la Storia attraverso canali inusuali, soggettivi. Microcosmi sui quali è bellissimo soffermarsi. Quando ho cominciato a scrivere I migliori anni, avevo un quadro completo di ciò che era accaduto al Sud durante la Seconda guerra mondiale, ma lo avevo soprattutto di quella parte poco nota: il punto di vista delle ragazze che durante il conflitto stavano vivendo la loro adolescenza, i primi amori, le prime delusioni. La guerra non aveva impedito loro di sognare. Anzi, la dimensione del sogno le aiutava appunto a sopravvivere.

Quanto c’è di lei in quest’opera?

Tantissimo, mi scorre nelle vene… perciò ho faticato tanto a scriverlo prima, a pubblicarlo poi. Ma ne è valsa la pena, per mia nonna, soprattutto.

Quale insegnamento arriva dal passato?

Cicerone nel De Oratore diceva: “Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis”, cioè è la storia la vera testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità. Non si può capire il presente senza conoscere il passato, e questo vale sia per i singoli individui sia per la collettività.

Ha voluto rendere omaggio alla sua città di origine, Venosa, in alcune descrizioni?

Sì, Venosa è una delle protagoniste indiscusse della storia di Matilde e non solo di lei. Una cittadina dal passato glorioso in cui vivono ancora donne fiere e caparbie.

Il fatto che che il libro sia ispirato alle vicende della sua famiglia, le ha permesso di muoversi più liberamente, giocando con la fantasia?

No, il contrario. Non volevo tradire la memoria dei racconti che mi faceva nonna così ho camminato per anni su un terreno minato ma pieno di ricordi e di amore.

Ritiene sia difficile ancora oggi per una donna essere indipendente?

Sì, perché nonostante tutte le conquiste che abbiamo ottenuto, ci resta ancora tanto da fare. Ma perseverare è d’obbligo e studiare è la sola risposta.

Quali sono i valori fondamentali che le ha trasmesso sua Nonna?

L’indipendenza che passa attraverso l’istruzione, il valore della parola data e la famiglia.

Un libro che si legge tutto d’un fiato dall’inizio alla fine, è previsto un seguito?

Non penso, ma vedremo!

Su quale genere sta lavorando al momento?

Non so definire il mio “genere”, per me conta la storia in sé. Tuttavia, posso dire che prediligo le storie di donne forti, di personaggi reali e coraggiosi.

Cosa ne pensa di queste iniziative dedicate all’approfondimento letterario all’interno del Centro Commerciale?

Sono un ottimo veicolo di cultura e una lodevole proposta per coinvolgere in modo trasversale tutti coloro che frequentano il centro commerciale e, al contrario, per avvicinare chi nei grandi Mall non ci va di solito. Inoltre, penso che un abito scintillante serva a volte ad arrivare a catturare l’attenzione. Penso al mio periodico, Pink Magazine Italia, che affronta temi importanti in una veste insolita, piacevole, patinato. Ecco, Euroma2 ha il pregio di essere una location di charme ma anche un luogo dove si fa cultura.

Intervista allo scrittore Angelo Longoni

L’Autore ci parla del suo ultimo libro, “Modigliani Il principe”.

Drammaturgo, regista e narratore, che passa con disinvoltura dal cinema alla televisione, dalla letteratura al teatro, incontriamo l’eclettico Angelo Longoni per parlare del suo ultimo libro “Modigliani Il principe” (Giunti Editore), che presenterà prossimamente nel Caffè Letterario di Euroma2.

Come mai la scelta di scrivere un libro su Modigliani: c’è qualcosa che la accomuna a questo pittore?

Mi sono imbattuto per la prima volta nella vita di Amedeo Modigliani quando avevo circa 25 anni, avevo letto un libro sulla bohème parigina nel quale si raccontava anche della sua contrastata vita artistica. Da allora ho sempre considerato questo pittore come l’esempio massimo di quella particolare forma d’ingiustizia che la vita può riservare a chi è travolto dallo spirito dell’arte senza essere compreso dai propri contemporanei. Oggi, a cento anni dalla morte (1920 – 2020), sappiamo che Amedeo è considerato il più grande pittore italiano del ‘900, eppure, mentre era in vita, il destino gli ha riservato solo fatiche, anonimato e povertà. Ironia della sorte, nel 2015, il quadro di Modigliani “Nu couché”, è stato venduto da Christie’s al prezzo record di 170 milioni di dollari. Quest’opera è diventata così anche la seconda più cara di tutti i tempi, dopo il quadro di Picasso “La Femme d’Algier” venduto per 179,4 milioni di dollari. Ho voluto raccontare quest’uomo perché sono rimasto profondamente colpito dalle enormi contraddizioni del suo modo di essere, puro, nitido, ma, al contempo, anche furioso. Nella sua breve vita Amedeo è sempre stato giovane e tutti i personaggi che lo hanno circondato erano più o meno suoi coetanei. Posso considerare, per questa ragione, il mio romanzo una sorta di racconto di formazione artistico, umano e amoroso.

Amedeo Modigliani: “Artista irrequieto dal fascino eterno”. Quale aspetto l’ha affascinata di più?

Questo romanzo ci mette in guardia dal pericolo di non amare abbastanza noi stessi quando ci mettiamo volutamente a dura prova nell’affrontare ogni tipo di ricerca. Amedeo era dotato di una grande gioia di vivere, ma anche di una profonda malinconia dovuta al timore di non essere apprezzato e riconosciuto per le proprie capacità e a quello di non riuscire ad avere abbastanza tempo da vivere. Mi ha sempre affascinato la presenza dei contrari in una persona. Il lato oscuro e quello illuminato. La parte “leggibile” evidente e quella che sta nella zona indicibile. Gli opposti che rappresentano la vita e la morte. Nel caso di Amedeo la parte malata a causa della tubercolosi era autenticamente radicata nel senso di morte, d’altro canto un eros fortissimo lo spingeva verso la creatività e il piacere.

Il tragico e prematuro epilogo della turbolenta vita di Amedeo Modigliani ha portato alla nascita della sua leggenda con la fama di “artista maledetto”.
Amedeo sta alla bohème parigina, come un divo rock sta agli anni ’70 del 1900. I due periodi più pazzi e psichedelici della storia dell’arte e del costume hanno in comune lo stesso spirito riassumibile nel famoso detto “sesso, droga e rock’n’roll”. Bohème è la parola che indica la vita degli artisti a Parigi tra il 1900 e il 1920. Erano tutti un po’ “maledetti” in quegli anni. Tutti volevano opporsi ai principi borghesi con ogni forma di eccesso. Amedeo a volte era “teatrale” e mostrava molto di sé, come farebbe un attore sul palcoscenico. Dietro però c’era la paura per la tubercolosi che non lo lasciava mai. Lui non voleva essere considerato malato e per questa ragione ha fatto di tutto per mascherare la malattia con i sintomi dovuti ai vizi, come l’alcol e le droghe. Era un tentativo maldestro e disperato. Bisogna inoltre tenere conto che i derivati dell’oppio, come la codeina, sono tuttora degli importanti calmanti della tosse. Amedeo, grazie agli oppiacei, trovava un po’ di pace alle crisi che gli devastavano il petto. Per queste ragioni mi sento di ridimensionare un po’ questa fama da “maledetto”. Nel romanzo sono descritte con dovizia di particolari tutte le pratiche funzionali a mitigare i sintomi della tubercolosi.

Quanto la tragicità della sua vita, fra privazioni e malattia, ha influenzato la sua opera?

Amedeo è il prototipo del personaggio letterario. Trasgressivo, gentile, bello, malinconico, funambolico e in grado di bruciare di passione pur di giungere a toccare la propria anima, era aristocratico, ma voleva frequentare il popolo. Amava le donne di ogni ceto sociale, modelle, prostitute, poetesse, intellettuali, nobili e ragazze di buona famiglia. Era un principe sempre innamorato e amatissimo. Nei suoi dipinti c’è l’elogio del corpo e dell’anima femminile. Con linee sinuose e tratti semplici, catturava lo spirito di chiunque posasse per lui. Molti lo definivano un veggente in grado di conoscere il futuro, e tale veggenza, forse, è stata anche la sua condanna. Come ho già detto la negazione e l’occultamento della malattia, hanno avuto un peso fondamentale nella vita di Amedeo che ha sempre fatto di tutto per non apparire minato dalla tubercolosi.

Ha incontrato e anche amato molte donne, alcune intellettuali, come la poetessa Anna Achmatova, la scrittrice inglese Beatrice Hastings, fino all’ultima compagna Jeanne. Quanto hanno influenzato le sue scelte artistiche?

Amedeo dipingeva le donne cercando nel loro sguardo l’amore assoluto e l’anima profonda dell’essere femminile. Le donne sono sempre protagoniste in questa storia e sono raccontate in tutte le sfaccettature possibili. I rapporti tra Amedeo e il mondo femminile sono testimoniate da tutti i personaggi, a partire da quello della madre Eugenie fino ad arrivare all’ultimo grande amore Jeanne. L’amore è quello famigliare, quello passionale, quello romantico, quello fisico e quello contrastato. I grandi amori di Modì scandiscono i diversi periodi della sua arte e della sua eccessiva e movimentata vita.

Sono molte le donne che ha amato, molte di passaggio, altre invece intensamente, come la poetessa russa Anna Achmatova, la giornalista Beatrice Hastings, la modella Kiki de Montparnasse. Il suo ultimo grande amore è stata Jeanne Hébuterne. Quella tra Amedeo e Jeanne è una delle storie d’amore più famose e commuoventi che abbiano mai riguardato un artista. Come in Romeo e Giulietta, l’amore totalizzante non può sopravvivere agli amanti e si chiude con un grande finale tragico e romantico, quasi shakespeariano. Amedeo dipingeva le donne cercando nel loro sguardo l’amore assoluto e l’anima profonda dell’essere femminile.

Storia e leggenda di questo pittore sono così interconnesse da risultare a volte sovrapponibili, tra aneddoti e testimonianze contraddittorie. Questo alone di mistero, secondo lei, ha contribuito ad esaltarne la grandezza?

Modì, come abbreviativo del cognome. Ma anche maudit, maledetto, in francese. Si potrebbe racchiudere in queste due parole la vita tragicamente tormentata, ma altrettanto intensa di Amedeo. Le sue opere, attualmente senza prezzo, quando lui era in vita non valevano nulla. Oggi è considerato il massimo pittore del 1900 ma, da vivo, era costretto a fare piccoli disegni nei bar, vagando di tavolo in tavolo, per raccogliere gli spiccioli per mangiare. Una vita di privazioni, ma anche piena di esperienze straordinarie, di amori e di legami con personaggi tra i più grandi del mondo dell’arte. Modigliani, nonostante la sua grave malattia, si è circondato di bellezza, combattendo contro i suoi demoni e le paure che l’hanno accompagnato. Il suo percorso gli ha permesso di inserirsi, seppur dopo la morte, nell’olimpo dei maestri residenti nella capitale francese in quegli anni d’oro.

Non si devono dimenticare le donne nel percorso di grandezza di Amedeo, esse rappresentano un processo di crescita caratterizzato da una profonda sensualità. L’elemento femminile ha giocato un ruolo primario nella scoperta del mondo e nella sua attitudine a rielaborarlo in immagini, soprattutto attraverso i ritratti e i nudi. Il mio romanzo alla fine è totalmente dedicato alle donne, esattamente come la vita di Amedeo.

I suoi dipinti, nella semplicità massima delle linee, sembrano svelare l’anima e l’essenza del soggetto che ritrae. I suoi lavori sono uno specchio della complessità e delle contraddizioni del suo essere o riguardano una precisa ricerca stilistica?

Amedeo ha creato opere immortali con un segno pienamente riconoscibile e con un’abilità da disegnatore che gli ha permesso di creare capolavori con pochi tratti. La sua pittura aveva origine nella scultura e negli studi sulle figure che, per molti anni, si era intestardito a realizzare senza tenere conto che le polveri del marmo erano deleterie per i suoi polmoni. Anche questa sua passione per la scultura e per l’arte “negra” e “primitiva” lo ha portato alla semplicità. E non è una caratteristica riduttiva questa, al contrario, è la cifra che rende Amedeo inconfondibile e riconoscibile anche allo spettatore meno esperto di arte.

“Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni”. È questo l’insegnamento che ci lascia in eredità Modigliani?

La speranza è una moneta con due facce. La speranza ti aiuta ad andare avanti e al contempo ti può illudere. La speranza è tutto in Amedeo, è il demone a cui appellarsi senza moralismi, senza interferenze onniscienti o religiose. È il desiderio di innamorarsi e la voglia di vivere. È la volontà di vincere la malattia fino ad occultarla. È la voglia di amare la famiglia, l’arte e gli amici. La speranza ti spinge a sognare e ad illuderti. Ma è così per tutti, uomini e donne, senza sogni non potremmo vivere, abbiamo necessità di illuderci per resistere.

Libri sotto l’albero: il nuovo di Fabio Volo

È uno dei bestseller della stagione e si candida ad essere fra i regali più gettonati di questo Natale. È Il nuovo libro di Fabio Volo, “Una gran voglia di vivere” (Mondadori, pp 216, euro 19), il racconto di una crisi di coppia e del viaggio, fisico e interiore, per affrontarla. Volo ci porta ancora una volta a contatto con storie di personaggi che cercano se stessi perché la cosa più difficile spesso è ricordare chi siamo. Lo fa con il racconto toccante di un amore come tanti e dei suoi cambiamenti, di un viaggio e della ricerca di un dialogo ancora possibile.

La storia al centro del nuovo romanzo è quella di Anna e Marco. Il loro sembrava un amore in grado di mantenere le promesse. Adesso Marco non riesce a ricordare qual è stata la prima sera in cui non hanno acceso la musica, in cui non hanno aperto il vino. La prima in cui per stanchezza non l’ha accarezzata. Quando la complicità si è trasformata in competizione. Forse l’amore, come le fiamme, ha bisogno di ossigeno e sotto una campana si spegne. Forse, semplicemente, è tutto molto complicato.

Una gran voglia di vivere e gli altri libri di Fabio Volo li trovi alla LIBRERIA FELTRINELLI di Euroma2

 

 

Ferrante, il libro di Natale della scrittrice “geniale”

Dopo il grande successo dei quattro romanzi de “L’amica geniale” (12 milioni di copie vendute nel mondo) e della serie tv diretta da Saverio Costanzo e andata in onda sulla Rai nel 2018, c’era molta attesa per il ritorno in libreria di Elena Ferrante. Con “La vita bugiarda degli adulti” (Edizioni E/O, pp336, euro 19), l’autrice di cui non si conosce la reale identità, in tempo per Natale ci regala una toccante storia ambientata nella Napoli del Vomero, raccontata in prima persona dalla voce di una adolescente.

Protagonista del nuovo romanzo è Giovanna, una ragazzina che, umiliata da una frase del padre, si interroga sul proprio aspetto e sul suo legame con la famiglia paterna. Con l’arrivo della pubertà sopraggiunge la voglia di mettere ordine nella sua vita e nei suoi pensieri e Giovanna “oscilla tra la Napoli di sopra, che s’è attribuita una maschera fine, e quella di sotto, che si finge smodata, triviale. Oscilla tra alto e basso, ora precipitando ora inerpicandosi, disorientata dal fatto che, su o giù, la città pare senza risposta e senza scampo”. La ragazza matura così la consapevolezza che i genitori falliscono e gli adulti mentono.

La vita bugiarda degli adulti e i precedenti romanzi di Elena Ferrante li trovi alla LIBRERIA FELTRINELLI di Euroma2

Carofiglio: il ritorno dell’avvocato Guerrieri

Definito dal Times “un personaggio meraviglioso e convincente” l’avvocato Guido Guerrieri è stato il protagonista, riluttante e malinconico, dei romanzi che hanno portato al grande successo Gianrico Carofiglio. Dopo un periodo di “tregua”, il magistrato e scrittore barese è tornato a occuparsi del suo celebre personaggio in occasione del nuovo romanzo “La misura del tempo” (Einaudi, pp 228, euro 18).

Al centro della storia del nuovo romanzo di Carofiglio c’è Lorenza, che un tempo è stata una ragazza bella e insopportabile, dal fascino abbagliante. La donna che un pomeriggio di fine inverno Guido Guerrieri si trova di fronte nello studio non le assomiglia. Non ha nulla della lucentezza di allora, è diventata una donna opaca. Gli anni hanno infierito su di lei e, come se non bastasse, il figlio Iacopo è in carcere per omicidio volontario. Guido è tutt’altro che convinto, ma accetta lo stesso il caso; forse anche per rendere un malinconico omaggio ai fantasmi, ai privilegi perduti della giovinezza. Comincia cosí, quasi controvoglia, una sfida processuale ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio nei meandri della giustizia, insidiosi e a volte letali.

La misura del tempo e i precedenti romanzi di Gianrico Carofiglio li trovi alla LIBRERIA FELTRINELLI di Euroma2

 

Sotto il cielo sempre azzurro di Andrea Vitali

Si preannuncia come uno dei sicuri bestseller delle prossime feste il nuovo romanzo dell’instancabile Andrea Vitali, scrittore fra i più talentuosi del nostro panorama letterario. Com’è tradizione di Vitali,  anche nel suo nuovo lavoro “Sotto un cielo sempre azzurro” (Garzanti, pp 176, euro 16) si sorride e ci si commuove continuamente per quella che La Stampa ha definito “una favola umoristica che lascia sbalorditi”.

A muovere le vicende raccontate nel nuovo romanzo di Vitali è il nonno del giovane Mattia. Si chiama Zaccaria ed è un tipo alto, magro, con i baffi e un vocione che fa tremare i vetri alle finestre. Da quando è venuto a vivere in casa del nipote, dividendo con lui la camera da letto perché altro posto non c’è, le cose sono cambiate da così a così. Per Mattia la noiosa vita di figlio unico è come se avesse ingranato la quarta e… via nei boschi a imparare i versi degli uccelli e il modo che usano gli alberi per comunicare fra di loro, a cercare castagne o a raccogliere ciliegie arrampicati sui rami. E la sera, aspettando di addormentarsi, il suono della voce del nonno che racconta storie incredibili di luoghi e persone mai sentiti prima. Un paradiso! con un sacco di verde intorno e un cielo sempre azzurro. Una mattina, però, quando si sveglia, Zaccaria non sembra più lo stesso. È serio, nervoso, e non si capisce di cosa stia parlando. La diagnosi del medico non lascia dubbi: non si può più tenerlo lì. E per Mattia il mondo intero sembra crollare di colpo. Possibile che il nonno sia così grave e non si tratti invece di uno dei suoi scherzi? Oppure è entrato in una realtà tutta nuova che si apre solo davanti agli occhi di chi la sa vedere?

Sotto un cielo sempre azzurro e gli altri romanzi di Andrea Vitali li trovi alla LIBRERIA FELTRINELLI di Euroma2

 

Storie di “rinascita” nel nuovo libro di Calabresi

“Sono anni che mi interrogo sul giorno dopo. Sappiamo tutti di cosa si tratta, di quel risveglio che per un istante è normale, ma subito dopo viene aggredito dal dolore”. Scrive così Mario Calabresi nel suo ultimo libro “Il mattino dopo” (Mondadori, pp 144, euro 17) che prende ispirazione dalla sua vicenda personale per raccontare storie di resilienza, di coraggio, di cambiamento, storie di persone che hanno trovato la forza di guardare oltre il dolore dell’oggi, per ricostruirsi un domani. Perché, realizza Calabresi, “il giorno dopo finisce quando i conti sono regolati, quando ti fai una ragione delle cose e puoi provare a guardare avanti, anche se quel davanti magari è molto diverso da quello che avevi immaginato”.

Quando si perde un genitore, un compagno, un figlio, un lavoro, una sfida decisiva, quando si commette un errore, quando si va in pensione o ci si trasferisce, c’è sempre una mattina dopo. Un senso di vuoto, una vertigine. Che ci prende quando ci accorgiamo che qualcosa o qualcuno che avevamo da anni, e pensavamo avremmo avuto per sempre, improvvisamente non c’è più. Perché dopo una perdita o un cambiamento arriva sempre il momento in cui capiamo che la vita va avanti, sì, ma niente è più come prima, e noi non siamo più quelli di ieri. Un risveglio che è inevitabilmente un nuovo inizio. Una cesura dal passato, un da oggi in poi. A questo momento, delicato e cruciale, Mario Calabresi dedica il suo nuovo libro, partendo dal proprio vissuto per poi aprirsi alle esperienze altrui. E racconta così prospettive e vite diverse, che hanno tutte in comune la lotta per ricominciare, a partire dalla mattina dopo. Per Daniela è dopo l’incidente in cui ha perso l’uso delle gambe, per Damiano è dopo il disastro aereo a cui è sopravvissuto, per Gemma è dopo la perdita del marito. Ma è anche un viaggio nel passato familiare, con la storia di Carlo e del suo rifiuto di prendere la tessera del fascismo, che gli costò il posto di lavoro ma gli aprì una nuova vita felice.

Il mattino dopo e gli altri libri di Mario Calabresi li trovi alla LIBRERIA FELTRINELLI di Euroma2

 

Il nuovo romanzo di Sveva Casati Modignani

A un anno da “Suite 405” Sveva Casati Modignani è in libreria con un nuovo romanzo. “Segreti e ipocrisie” (Sperling & Kupfer, pp 272, euro 15,90) che riconferma lo stile narrativo che l’ha portata al successo in Italia e all’estero (i suoi libri sono tradotti in venti Paesi e hanno venduto oltre dodici milioni di copie).

Il nuovo romanzo della prolifica scrittrice milanese racconta la vicenda di una giovane donna, Maria Sole, e delle sue tre amiche Carlotta, Andreina e Gloria. Mentre cerca un po’ di pace nella bellissima Villa Sans-souci a Paraggi, che ha ricevuto in eredità dalla nonna materna, Maria Sole ripensa al grande inganno che ha determinato la fine del suo matrimonio poche settimane prima. Si chiede come abbia fatto a non accorgersi che suo marito non era quello che sembrava, pur conoscendolo sin dall’infanzia, e come i genitori di entrambi, che sospettavano da sempre, abbiano potuto tacere. Ripercorrendo i ricordi racchiusi nelle stanze della villa, la donna si rende conto che la sua famiglia è sempre vissuta di segreti, per non sporcare l’immagine della propria rispettabilità. Ma ora Maria Sole vuole scrollarsi di dosso tante ipocrisie e riprendere in mano la vita, anche per amore del suo bambino. Per fortuna, ha accanto le sue tre amiche soccorrevoli: Carlotta, Andreina e Gloria, pronte a sostenersi vicendevolmente nei momenti di difficoltà. Ognuna delle quattro «amiche del giovedì» – così le chiama la proprietaria del ristorante dove s’incontrano una volta a settimana – si affaccia al nuovo anno con una sfida da affrontare: chi un ritorno di fiamma, chi una gravidanza inattesa, chi una scelta d’amore che sconvolge ogni certezza. Di fronte a quelle svolte, la loro forza sarà il legame che le unisce come sorelle.

Segreti e ipocrisie e i precedenti romanzi di Sveva Casati Modignani li trovi alla LIBRERIA FELTRINELLI di Euroma2

 

Jo Nesbø: un nuovo caso per Harry Hole

Nuovo appuntamento con uno dei piú grandi autori di crime al mondo (oltre 40 milioni di copie vendute) e nuovo caso per l’investigatore Harry Hole. Jo Nesbø è tornato in libreria con “Il coltello” (Einaudi, pp 623, euro 20), il suo dodicesimo romanzo della saga dedicata al rude poliziotto norvegese.

Nel nuovo romanzo, Harry Hole è di nuovo a terra. Ha ricominciato a bere, e da quando Rakel lo ha cacciato di casa abita in un buco a Sofies gate. Nell’appartamento ci sono soltanto un divano letto e bottiglie di whisky sparse ovunque. Ma Harry non è mai abbastanza sobrio da curarsene. La maledetta domenica in cui si sveglia da una sbornia colossale, non ha il minimo ricordo di cosa sia successo la notte precedente. Quel che è certo, però, è che ha le mani e i vestiti coperti di sangue. Forse, si convince, è diventato davvero un mostro. Adesso c’è un caso bomba da risolvere. Il piú devastante della sua carriera.

Il coltello e i precedenti romanzi di Jo Nesbø li trovi alla LIBRERIA FELTRINELLI di Euroma2