Stanchezza e influenza? Ecco 5 armi naturali

Mantenere il buon umore, combattere la stanchezza ed evitare di cadere vittima del picco influenzale: sono le nostre missioni principali in questo periodo dell’anno. Cosa fare, quali misure davvero efficaci possiamo adottare? La natura mette a disposizione dei preziosi alleati per superare l’inverno in piena salute, contrastando in modo naturale il cattivo umore e le giornate più fredde.

La dott.ssa Annamaria Acquaviva – dietista e nutrizionista del California Prune Board in Italia, consorzio che riunisce 800 coltivatori e 29 confezionatori di prugne provenienti dalla California sotto l’autorità del California Secretary of Food and Agriculture – ha identificato cinque nutrienti alleati per rafforzare le nostre difese durante l’inverno e favorire il recupero energetico a partire dalla tavola:

1. Fibre alimentari
È noto che un’alimentazione ricca di fibre è importantissima nella prevenzione di malattie cardiache, diabete e tumori. Inoltre le fibre favoriscono il controllo dell’assorbimento di grassi e zuccheri nel sangue. Contrastare i picchi di zucchero è importante per favorire la lucidità e l’energia mentale. Le Prugne della California sono un’eccellente fonte di fibre3, con un apporto di circa 7g/100g, ossia quasi un quarto della quantità quotidiana raccomandata. Come parte di una dieta sana e bilanciata e di un corretto stile di vita, mangiare quotidianamente 100 grammi di Prugne della California (circa 8-12) contribuisce al normale funzionamento dell’intestino. Tre Prugne della California al giorno costituiscono una delle cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura: non risentono della stagionalità e rappresentano un modo facile e pratico per aumentare l’assunzione di frutta e verdura nella dieta, soprattutto in inverno, quando reperire prodotti vegetali è un po’ più difficile.

2. Fermenti lattici
Sono presenti principalmente in alimenti fermentati a base di latte, come ad esempio lo yogurt o il kefir. Quest’ultimo, in particolare, è un alimento privo di lattosio che può essere consumato anche da tutti coloro che presentano difficoltà nel digerire questo zucchero. Il kefir è una bevanda che si consuma abitualmente in Asia Sud-Occidentale e in Europa Orientale e si ottiene dalla fermentazione di lieviti e batteri lattici. La versione più conosciuta di questo alimento è quella a base di latte. In questo caso, i grani di kefir vengono aggiunti a latte vaccino o vegetale, dando vita a una bevanda dal gusto delicato e particolare.

3. Omega 3
Per un organismo in salute durante la fase invernale non possono mancare in tavola gli alimenti che sono fonti di acidi grassi della serie omega 3, questi modulano la funzione del nostro sistema immunitario e riducono le infiammazioni.
Quindi, per favorire le nostre difese e la nostra energia, possiamo fare largo uso di pesce azzurro, che contiene anche calcio e vitamina D, sostanze importanti per la nostra salute. Anche avocado, semi oleosi e frutta a guscio sono fonti di acidi grassi omega 3 e anche di vitamina E, che svolge anche attività antiossidante.

4. Vitamine del Gruppo B e C
Per mantenere alti i livelli di energia dell’organismo e, di conseguenza, anche dell’efficienza cerebrale e della concentrazione, è necessario che la propria alimentazione sia ricca di alimenti che apportano il giusto quantitativo di vitamine del gruppo B, come la vitamina B1 (o tiamina) – presente soprattutto nei cereali integrali, nei legumi, nel germe di grano, nella frutta a guscio, nel fegato e nella carne suina. La vitamina B6 si trova nel germe di grano, nel fegato, in carne e pesce, nei cereali integrali e in alcuni frutti quali banane e avocado. 
La vitamina B9, o acido folico, si trova in alimenti come verdure a foglia verde, legumi e cereali integrali. Infine, la vitamina B12 è presente in tutti gli alimenti di origine animale: come latticini, carne, molluschi, fegato.
Altri importanti micronutrienti da non far mai mancare all’organismo sono i flavonoidi (carotenoidi e antocianine) e la vitamina C. La vitamina C si trova soprattutto nei kiwi, negli agrumi, nel ribes, negli ortaggi a foglia verde, nei peperoni, nei pomodori e nelle patate.

5. Metilxantine
Per stimolare il cervello ad essere attento, vigile e reattivo e mantenere alto il tono dell’umore, un buon alleato può essere il cioccolato, fonte soprattutto di teobromina, una metilxantina che ha la proprietà farmacologica di tenere svegli e di favorire la concentrazione, non facendo sentire la fatica.
 Uno o due quadratini di fondente al giorno, inteso come snack o spuntino per appagare il palato e concedere all’organismo una sferzata di energia, sono un ottimo alleato per affrontare le giornate invernali più impegnative. Mangiare cioccolato permette di secernere maggiori quantitativi di serotonina, detto anche l’”ormone della felicità”, quindi promuove uno stato d’animo sereno e positivo. Altre metilxantine sono la caffeina – contenuta nel caffè – e la teofillina – contenuta nel tè, entrambe sostanze che regolano le funzionalità del sistema nervoso centrale, del sistema cardiovascolare e del sistema endocrino: favoriscono lo sprint energetico nell’organismo se li assumiamo in modo equilibrato, evitando gli eccessi.

 

Una mela e anche più al giorno…

Rossa, verde, gialla, Golden Delicious, Fuji, Renetta, Starck, Annurca. Tanti nomi per altrettante varietà e un comune denominatore: fa molto bene alla salute. Stiamo parlando della mela, straordinario concentrato di vitamine e sostanze antiossidanti, antinvecchiamento e antitumorali.

La mela è il frutto ideale in caso di colite e ritenzione idrica ed è un grande alleato delle diete dimagranti e dei regimi alimentari dei diabetici. Una buona abitudine è quella di consumarla con la buccia, ovviamente opportunamente lavata. In essa sono infatti contenute delle sostanze, i triterpenoidi, che secondo recenti studi avrebbero, tra gli altri, il potere di diminuire il rischio di sviluppare alcuni tumori come quello al fegato, al colon e al seno.

La mela favorisce la buona digestione in virtù delle fibre presenti in alta concentrazione nella polpa e nella buccia. Le fibre aiutano un buon funzionamento del transito intestinale e sono utili sia per stimolare l’intestino pigro sia come elemento per contrastare i fenomeni di diarrea, oltre a generare un tipico senso di sazietà.

Studi recenti hanno anche confermato il ruolo cruciale delle fibre, e in particolare della pectina, nel controllo della glicemia. Alcuni ricercatori dell’University of Florida hanno riscontrato infatti che le donne che seguono la dieta della “mela al giorno” possono avere i livelli del colesterolo LDL, ovvero quello cattivo, minore di quasi un quarto già nei primi sei mesi di dieta.

Ma i benefici non si fermano qui. Diversi studi hanno anche dimostrato che mangiando almeno 5 mele a settimana si contribuisce a mantenere in buona forma i nostri polmoni. Le mele infatti sono ricche di quercetina, un flavonoide in grado di proteggere i polmoni dai danni del fumo e dall’inquinamento atmosferico rallentando la degradazione cellulare.

Le mele sono un frutto autunnale? Sì, ma come sappiamo, si trovano sul mercato tutto l’anno perché vengono fatte maturare lentamente in atmosfera controllata in modo che la loro durata sia molto superiore rispetto alla normale conservazione in cella frigorifera. Al momento dell’acquisto, è bene fare attenzione che la mela sia ben soda e priva di ammaccature o parti molli al tatto. La buccia deve essere asciutta e senza tagli e il picciolo deve essere ben saldo al frutto.

Che la mela sia di provenienza biologica o no, è infine importantissimo il marchio di produzione: garantisce la rispondenza alle norme sull’uso di sostanze chimiche durante la coltivazione.

Le mele possono essere tenute nel frigorifero per oltre un mese, ma possono essere conservate anche a temperatura ambiente, meglio se in un luogo fresco, asciutto e lontano dalla luce.

 

Il fico, passione dolce e salutare

Possono essere verdi, viola, bianchi marroni o neri. Ne esistono oltre 150 varietà. Il fico è un frutto delizioso che ci conquista ogni estate e nel mese di settembre. Fra tutti, i più diffusi sono il fico nero (piuttosto asciutto e zuccherino, risulta essere il meno delicato), il fico viola (il più succoso, dolce, molto delicato) e il fico verde (il più comune, molto succoso e con la buccia sottile). Poiché particolarmente dolci al palato, i fichi sono generalmente associati ad alti contenuti calorici ma in pochi conoscono le loro proprietà terapeutiche. Infatti, se è vero che il fico è un frutto molto dolce, il suo contenuto calorico, se consumato fresco, è medio (circa 74 calorie per 100 grammi). Il discorso cambia se viene consumato nella variante secca: in questo caso le calorie schizzano a 249 per 100 grammi. Sfatato il mito del frutto ipercalorico andiamo a vedere le sue numerose proprietà.

Combatte la stitichezza. Poiché molto ricchi di fibre, i fichi vengono spesso consigliati a chi soffre di stitichezza o ha problemi intestinali. Sono infatti a tutti gli effetti dei lassativi naturali e al pari di prugne e kiwi sono davvero molto efficaci, soprattutto a stomaco vuoto.

Energetico naturale. I fichi sono ricchi di zuccheri, vitamine e sali minerali. Per questo motivo possono essere considerati un’ottima fonte di energia del tutto naturale, da consumare ogni volta che si ha visogno di un rimedio naturale alternativo a dolci o caffè.

Proprietà nutritive. I fichi sono ricchi di calcio, potassio e ferro. Per questo un consumo regolare, associato ad una sana alimentazione e a un po’ di attività fisica, può giovare alla salute di ossa, vista e pelle.

Regolatore della pressione. Il suo buon contenuto di potassio rende il fico un alimento con proprietà utili al controllo della pressione sanguigna. Contrasta gli effetti della grande quantità di sale che assumiamo quotidianamente mangiando alimenti trasformati a livello industriale.

Come consumarlo? Il fico, generalmente viene consumato al naturale. È ottimo aggiunto alle macedonie e ai dolci (torte, crostate, biscotti) ma gustoso anche per accompagnare preparazioni salate come i risotti, o la pasta nei primi piatti, utilizzato negli antipasti in abbinamento a prosciutto, salame o formaggi saporiti, oppure per accompagnare carni, coniglio e selvaggina o più banalmente nelle insalate. Inoltre, viene usato per la preparazione di confetture e composte. Un esempio sfizioso? Il fico affogato nel porto o nel whisky.

 

Ricominciare dopo le vacanze? Ecco come…

L’estate si avvia a chiudere i battenti e il ritorno alla routine della vita quotidiana dopo settimane di vacanze si configura puntualmente come una delle imprese più impegnative. Se non affrontato nel modo giusto, il rientro può causare stanchezza e una sensazione di malessere che ci impedisce di essere pronti per vivere con serenità e ottimismo le nuove sfide che si prospettano all’orizzonte. Ecco qualche consiglio per preparare corpo e testa alla nuova ripartenza…


In vacanza generalmente ci si concede qualche sfizio in più, per questo motivo non preoccupiamoci eccessivamente se al rientro la bilancia segna qualche chilo in più. Evitiamo di passare da regimi alimentari abbondanti e “spensierati” a regimi troppo rigidi: è necessario riabituare l’organismo gradualmente. In questo senso i nostri migliori alleati sono le verdure e la frutta di stagione. Per eliminare le tossine, invece, cerchiamo di bere molta acqua, almeno 2 litri lontano dai pasti, mentre per attenuare il senso di stanchezza scegliamo alimenti che contengono le vitamine del gruppo B, come per esempio le uova, le verdure a foglia verde, il pesce e i legumi.


Un grande aiuto a livello psicologico, ma non solo, possiamo invece trovarlo nell’attività fisica. Iniziare a praticare un nuovo sport o riprendere le vecchie buone abitudini è un toccasana sia per il corpo che per la nostra mente, perché aiuta ad eliminare lo stress che tende ad accumularsi facilmente in questo periodo. Ma non solo: ci sono molte cose che abbiamo fatto durante le vacanze e che per fortuna possiamo continuare a fare anche al rientro. Sforziamoci, per esempio, di utilizzare le scale invece che l’ascensore oppure, visto che il periodo lo permette ancora, concediamoci qualche passeggiata magari in pausa pranzo o scegliamo di muoverci a piedi invece che usare l’auto o i mezzi pubblici.


L’estate è il periodo dell’anno in cui si fa il maggiore utilizzo di creme protettive, in alcuni casi l’uso delle creme solari è addirittura compulsivo. Cosa più grave, che spesso dimentichiamo, è che l’uso delle creme è fondamentale in qualsiasi periodo dell’anno per il mantenimento del benessere cutaneo. L’abbronzatura che ci siamo guadagnati grazie alle ore passate in spiaggia o al sole della montagna, con l’impiego delle creme giuste riuscirà ad essere più duratura. E se pensiamo in modo più lungimirante, poi, idratare da subito e a dovere la nostra pelle la preparà meglio in previsione delle rigide temperature invernali.

 

Bianca, rossa e nera: viva l’uva italiana!

Se una volta bisognava aspettare l’autunno, adesso è facile trovarla in vendita anche in piena estate. Rinfrescante, idratante e gustosissima, l’uva, sia essa bianca, rossa o nera è uno dei frutti più indicati sia per recuperare i liquidi persi dopo una giornata al mare che per affrontare al meglio il cambio di stagione.

Grazie ai suoi acini ricchi di flavonoidi, polifenoli, tannini e vari antiossidanti, l’uva ha notevoli proprietà anti-age. È inoltre povera di grassi (appena lo 0,1%), ricca di vitamine, dalla A alla B e la C, e grazie al suo alto contenuto di potassio e bassa presenza di sodio è particolarmente adatta a chi soffre di malattie renali e ipertensione. La buccia, poi, se inghiottita aiuta a combattere la stitichezza.

Quale uva acquistare? Le varietà di uva da tavola in circolazione sul mercato sono diverse: bianca, nera, rossa, priva di semi, con la buccia più o meno croccante. Ecco le principali differenze.

Le varietà principali dell’uva bianca sono tre: Italia (o di Canicattì), originaria della Sicilia e caratterizzata da grappoli abbastanza resistente e grandi, acini bianco/dorato e buccia spessa e croccante; Regina, proveniente da Sicilia e Puglia, si distingue per gli acini grandi e molto dolci; Victoria, prodotta nel Sud Italia, è la prima a essere raccolta e a raggiungere le nostre tavole e si riconosce dal suo colore dorato e dagli acini polposi e resistenti.

Tre anche le varietà principali di uva rossa. Si va dalla Red Globe, i cui acini hanno qualche sfumatura violacea, alla Ralli Seedless, dal sapore delicato e gli acini senza semi, e alla Crimson, anch’essa senza semi. Ma dal sapore più robusto, il colore rosso scuro e la provenienza californiana.

Fra le uve nere, la varietà che matura per prima è la Black Magic: ha la buccia molto scura, la polpa trasparente e i grappoli ricchi di acini. Viene coltivata essenzialmente nel Sud Italia. Ci sono poi la Cardinal, originaria della California, buccia rosso scuro, sapore delicato e coltivazione abruzzese, e la Michele Palieri, dalla buccia sottile, il grappolo a forma di piramide rovesciata e gli acini scuri e polposi.

 

Stress da vacanze? Datevi al giardinaggio!

Dedicarsi al verde può davvero essere un valido antidoto allo stress pre e post-vacanziero? Secondo la psicologa e psicoterapeuta Fanny Migliaccio, interpellata dal popolare sito di e-commerce di bricolage ManoMano.it, l’attività di giardinaggio e cura dell’orto sarebbe realmente benefica sia per il corpo che per la nostra mente.

Da un’indagine condotta da Coldiretti, emerge che il 63% degli italiani dedica il proprio tempo libero alle attività di giardinaggio, come la coltivazione di frutta e verdura nel proprio giardino o nel proprio balcone. Orticoltura e giardinaggio sono ormai considerate vere e proprie attività terapeutiche e negli ultimi anni sono state riconosciute dagli esperti con i termini di garden therapy e ortoterapia. “Alla base della garden therapy e dell’ortoterapia – commenta Fanny Migliaccio – c’è la teoria che l’essere umano si è evoluto imparando a vivere a contatto con la natura. Ecco perché coltivare una pianta, un frutto, un ortaggio, un fiore, ci fa sentire così bene, perché ci riconduce alla nostra essenza. Non è fondamentale avere centinaia di ettari da coltivare, basta anche un piccolo spazio, un orto urbano, un po’ di vasi in terrazza, per farci sentire meglio”.

“Quello che potrebbe apparire come un semplice modo per passare il tempo è in realtà qualcosa di molto più complesso: sono attività educative e ricreative da svolgere con i figli. Abituare da piccoli i bambini al contatto con la terra non può che essere positivo, sotto diversi punti di vista: li aiuta a scoprire e a capire meglio la natura, li aiuta a rilassarsi e li aiuta a respirare aria pulita. Il giardinaggio unisce a tutto questo l’aspetto rilassante e didattico, attraverso il gioco, la manipolazione e l’apprendimento per imitazione e stimolazione”.

In una società iperattiva, alienante e in continuo movimento “l’ortoterapia e la garden therapy possono essere utilizzate in una vasta gamma di trattamenti riabilitativi personali e di comunità ed aiutano a migliorare la memoria, le capacità cognitive, la socializzazione. La natura e i suoi elementi svolgono una funzione riabilitativa procurandoci benessere ed equilibrio, in quanto attività finalizzate a favorire il contatto con le piante per acquisirne gli effetti benefici. L’ortoterapia e il giardinaggio sono utili per combattere la depressione, la tossicodipendenza, il senso di isolamento e di inutilità personale, la vecchiaia e la solitudine degli anziani; sono anche in grado di dare un sostegno a persone che soffrono di disabilità intellettive o gravi patologie (autismo, stati paranoici, handicap fisici). Intendiamoci però, il verde non è un farmaco, è un complemento della cura”.

Non è necessario avere un grande giardino per trarre i benefici della terra: è sufficiente anche un piccolo spazio sul proprio balcone per “staccare” dal caos quotidiano e ritrovare del tempo per sé stessi. “In questa società dove bisogna essere sempre connessi con gli altri – prosegue la Dott.ssa Migliaccio – stare da soli rubando del tempo per sé stessi, dedicandosi alla cura del proprio orticello, offre dei grandi vantaggi dal punto di vista psicologico e fisico. Queste attività permettono infatti di aumentare l’autostima e la sicurezza di sé, nonché la tolleranza e la pazienza di fronte alle frustrazioni. Quando ci si occupa di piante viventi che crescono, si incontrano svariati problemi nonostante si prendano tutte le precauzioni. Le malattie, gli insetti, le erbe infestanti creano danni ed il maltempo complica ulteriormente la situazione. Imparare a sopportare le inevitabili frustrazioni nel giardinaggio può aiutare ad accettare meglio quelle che si presentano nella vita quotidiana”.

 

Frullato o frappé, che differenza c’è?

Nutrirsi e dissetarsi d’estate con un unico alimento? Le risposte più ovvie sono due: frullato o frappè. Premesso che per entrambi l’ingrediente principale è la frutta, quali sono le differenze sostanziali fra le due bevande?

Il frullato viene ottenuto frullando la frutta, possibilmente di stagione e con tutta la buccia, con l’aggiunta di acqua o di latte. Il latte, in virtù del suo contributo di proteine e grassi, rende il frullato decisamente più nutriente. Preparati e consumati freschi i frullati sono un concentrato di energia sotto forma di zuccheri semplici e degli elementi nutritivi del latte. Del tutto superflua l’aggiunta di zucchero perché se si utilizza frutta ben matura, il fruttosio è di per sé sufficiente a garantire alla bevanda un gusto gradevole e più naturale.

I frappè si differenziano dai frullati perché alla frutta si aggiunge anche del ghiaccio tritato o del gelato. “Frappè” significa appunto “liquido colpito dal freddo”, in quanto l’aggiunta del ghiaccio ne abbassa la temperatura. Se volete usare il gelato al posto del ghiaccio dovete considerare l’inevitabile aumento del contenuto calorico e fare a meno di aggiungere dello zucchero per contenere il più possibile le calorie.

Che sia frullato o frappè, seguite comunque due semplici regole:
1) lasciate la buccia della frutta purché ben lavata perché ricca di fibre e preziose vitamine.
2) Scegliete frutta di stagione e ben matura perché più dolce e succosa.

 

I segreti della curcuma, lo zafferano delle Indie

Da secoli è una delle spezie principali della cucina medio-orientale ed asiatica, ma da un po’ di tempo la sua popolarità e il suo impiego sono in continuo aumento anche nel nostro Paese. In cucina e non solo.

Soprannominata “lo zafferano delle Indie”, la curcuma ha un nome che deriva dalla parola Kour Koum e che in persiano significa appunto zafferano. Per ottenerla, si fanno bollire le sue radici per diverse ore, vengono quindi essiccate in grandi forni, e la polvere che si ottiene diventa l’ingrediente principale del curry.

La polvere di curcuma viene utilizzata per realizzare il garam masala, una piccante mistura di spezie tipica della cucina indiana e pakistana. È inoltre ingrediente principale di diverse ricette asiatiche, come il momos (piatto nepalese a base di gnocchi di carne) o il kaeng tai pla (specialità thailandese a base di curry, gamberi e pesce).

Oltre che nelle ricette indiane, la curcuma può essere facilmente impiegata anche nella nostra cucina. Aggiunta nell’acqua di cottura della pasta, per esempio, le donerà oltre a un sapore particolare e delicato, un aspetto dorato molto invitante. Può essere aggiunta anche nell’impasto di biscotti, pane, così come per speziare gli hamburger vegetali. In pasticceria, oltre che per la creazione di sfiziosi dolci, viene spesso utilizzata insieme alla cannella per realizzare la crema catalana. È inoltre un ottimo condimento per le verdure cotte, per insaporire la carne e il pesce, o per dare un gusto particolare a yogurt, infusi o latte. Con la curcuma si può preparare il celebre golden milk o latte d’oro, efficace per stimolare il sistema immunitario e per ridurre gli stati infiammatori dell’organismo: si ottiene preparando una sorta di pasta da conservare in frigorifero e da utilizzare all’occorrenza con del latte bollente, una fetta di zenzero o un pizzico di cannella e, a piacere, un po’ di miele. In commercio esistono comunque preparati già pronti per il golden milk da sciogliere direttamente nel latte.

Le proprietà benefiche e curative della curcuma? Sono tante e non è un caso che la curcuma venga impiegata tanto nella medicina ayurvedica quanto in quella tradizionale cinese. Assunto come integratore alimentare naturale contrasta i processi infiammatori dell’organismo. Della sua pianta è inoltre ben nota da sempre l’azione depurativa, stimolante delle vie biliari, antiossidante, fluidificante del sangue e benefica per il nostro fegato. Studi recenti hanno anche dimostrato che la curcumina, il suo principio attivo, possiede proprietà antitumorali, antinfiammatorie e analgesiche, motivo per cui è impiegata efficacemente nel trattamento di infiammazioni e dolori articolari.
In India, il rizoma della curcuma trova applicazione anche sulla cute: cura ferite, scottature, punture d’insetti e malattie del derma con buoni risultati.

 

Ananas, bontà tropicale dagli effetti speciali

1Si trova sugli scaffali del supermercato e del fruttivendolo tutto l’anno, ma grazie alle sue qualità energetiche e dissetanti è particolarmente gettonato durante la stagione estiva. È l’ananas, frutto tropicale originario dell’America del Sud, attualmente coltivato tanto nelle Hawaii, nelle Filippine, nell’Asia sud-orientale, in America Latina, Florida, Repubblica Domenicana, El Salvador, Ecuador, Nicaragua, Hawai, Thailandia e Cuba, quanto in Europa.

Non tutti lo sanno, ma al di là del basso contenuto calorico (42 calorie ogni 100 grammi), l’ananas ha efficaci proprietà benefiche contro la cellulite, la ritenzione idrica e per agevolare i processi digestivi.

Ricco di acqua, contiene anche una discreta quantità (10 gr) di carboidrati sotto forma di zuccheri ed è povero di fibre (1 grammo di fibra ogni 100 grammi di frutto). Contiene inoltre vitamina C, potassio e magnesio.

Ma l’ingrediente “speciale” fra tutti quelli benefici racchiusi nell’ananas è la bromelina, un insieme di enzimi in grado di digerire le proteine. Oltre a stimolare il metabolismo, la bromelina, ampiamente utilizzata in campo medico e cosmetico (ammorbidisce la pelle), può vantare numerose proprietà terapeutiche: sostiene il sistema immunitario, funge da antinfiammatorio e facilita la digestione delle proteine agendo con i suoi enzimi sia nello stomaco che nell’intestino.

Come scegliere un buon ananas? Odore e colore della buccia sono due spie importanti dello stato del frutto: l’odore deve essere dolce e intenso, mentre il colore della buccia deve apparire giallo-arancione (verde è sintomo di un frutto troppo acerbo e marrone di uno troppo maturo). Consumatelo fresco (non cotto e non in scatola) per mantenere intatte le componenti di bromelina e vitamina C. E se la sete vi assale, preparatevi un dissetante centrifugato, aggiungendo magari mela e sedano.

 

Gusto e salute: tutto il buono dell’anguria

Dissetante, remineralizzante, diuretica, ipocalorica, antiossidante e perfino afrodisiaca. Sembra impossibile che tante proprietà possano essere racchiuse in unico frutto, eppure l’anguria le possiede davvero tutte.

Contendente diretto del melone per il trono di frutto dell’estate, l’anguria è costituita per il 92% da acqua e per il restante 8% da zuccheri. Otre a contribuire alla nostra idratazione durante le giornate essere più calde, l’anguria aiuta a proteggere la pelle dai rischi legati all’esposizione ai raggi UV.

Il suo alto contenuto di vitamina B6 e di magnesio ne fa un frutto energetico. Inoltre, l’anguria contiene la citrulina, un amminoacido che viene utilizzato dall’organismo per la produzione di arginina che è considerata una sorta di viagra naturale, in grado di migliorare le funzioni genitali. La citrulina contribuisce anche a prevenire l’ipertensione e le patologie a carico dell’apparato cardiocircolatorio. Consumare regolarmente anguria permette anche di ridurre i livelli del colesterolo cattivo.

Nonostante la sua consistenza e il suo gusto zuccherino, l’anguria è uno dei frutti più leggeri e meno calorici disponibili durante l’estate. È infatti molto ricco d’acqua e privo di grassi. Le sue poche calorie (30 ogni 100 gr di frutto) derivano dai suoi zuccheri naturali. In virtù del suo alto contenuto d’acqua, l’anguria stimola la diuresi e l’eliminazione delle tossine.

Come fare a riconoscere un’anguria matura e saporita? Il classico trucco di “bussare” sulla scorza del frutto funziona sempre: se il suono che si produce è sordo il frutto allora è maturo. Ulteriore indizio della bontà dell’anguria è dato dalla eventuale presenza di chiazze gialle o di striature sulla superficie della buccia.

Come consumarla? Tagliata a fette, a cubetti o a palline ma sempre fresca, anzi freschissima!