Intervista allo scrittore Angelo Longoni

L’Autore ci parla del suo ultimo libro, “Modigliani Il principe”.

Drammaturgo, regista e narratore, che passa con disinvoltura dal cinema alla televisione, dalla letteratura al teatro, incontriamo l’eclettico Angelo Longoni per parlare del suo ultimo libro “Modigliani Il principe” (Giunti Editore), che presenterà prossimamente nel Caffè Letterario di Euroma2.

Come mai la scelta di scrivere un libro su Modigliani: c’è qualcosa che la accomuna a questo pittore?

Mi sono imbattuto per la prima volta nella vita di Amedeo Modigliani quando avevo circa 25 anni, avevo letto un libro sulla bohème parigina nel quale si raccontava anche della sua contrastata vita artistica. Da allora ho sempre considerato questo pittore come l’esempio massimo di quella particolare forma d’ingiustizia che la vita può riservare a chi è travolto dallo spirito dell’arte senza essere compreso dai propri contemporanei. Oggi, a cento anni dalla morte (1920 – 2020), sappiamo che Amedeo è considerato il più grande pittore italiano del ‘900, eppure, mentre era in vita, il destino gli ha riservato solo fatiche, anonimato e povertà. Ironia della sorte, nel 2015, il quadro di Modigliani “Nu couché”, è stato venduto da Christie’s al prezzo record di 170 milioni di dollari. Quest’opera è diventata così anche la seconda più cara di tutti i tempi, dopo il quadro di Picasso “La Femme d’Algier” venduto per 179,4 milioni di dollari. Ho voluto raccontare quest’uomo perché sono rimasto profondamente colpito dalle enormi contraddizioni del suo modo di essere, puro, nitido, ma, al contempo, anche furioso. Nella sua breve vita Amedeo è sempre stato giovane e tutti i personaggi che lo hanno circondato erano più o meno suoi coetanei. Posso considerare, per questa ragione, il mio romanzo una sorta di racconto di formazione artistico, umano e amoroso.

Amedeo Modigliani: “Artista irrequieto dal fascino eterno”. Quale aspetto l’ha affascinata di più?

Questo romanzo ci mette in guardia dal pericolo di non amare abbastanza noi stessi quando ci mettiamo volutamente a dura prova nell’affrontare ogni tipo di ricerca. Amedeo era dotato di una grande gioia di vivere, ma anche di una profonda malinconia dovuta al timore di non essere apprezzato e riconosciuto per le proprie capacità e a quello di non riuscire ad avere abbastanza tempo da vivere. Mi ha sempre affascinato la presenza dei contrari in una persona. Il lato oscuro e quello illuminato. La parte “leggibile” evidente e quella che sta nella zona indicibile. Gli opposti che rappresentano la vita e la morte. Nel caso di Amedeo la parte malata a causa della tubercolosi era autenticamente radicata nel senso di morte, d’altro canto un eros fortissimo lo spingeva verso la creatività e il piacere.

Il tragico e prematuro epilogo della turbolenta vita di Amedeo Modigliani ha portato alla nascita della sua leggenda con la fama di “artista maledetto”.
Amedeo sta alla bohème parigina, come un divo rock sta agli anni ’70 del 1900. I due periodi più pazzi e psichedelici della storia dell’arte e del costume hanno in comune lo stesso spirito riassumibile nel famoso detto “sesso, droga e rock’n’roll”. Bohème è la parola che indica la vita degli artisti a Parigi tra il 1900 e il 1920. Erano tutti un po’ “maledetti” in quegli anni. Tutti volevano opporsi ai principi borghesi con ogni forma di eccesso. Amedeo a volte era “teatrale” e mostrava molto di sé, come farebbe un attore sul palcoscenico. Dietro però c’era la paura per la tubercolosi che non lo lasciava mai. Lui non voleva essere considerato malato e per questa ragione ha fatto di tutto per mascherare la malattia con i sintomi dovuti ai vizi, come l’alcol e le droghe. Era un tentativo maldestro e disperato. Bisogna inoltre tenere conto che i derivati dell’oppio, come la codeina, sono tuttora degli importanti calmanti della tosse. Amedeo, grazie agli oppiacei, trovava un po’ di pace alle crisi che gli devastavano il petto. Per queste ragioni mi sento di ridimensionare un po’ questa fama da “maledetto”. Nel romanzo sono descritte con dovizia di particolari tutte le pratiche funzionali a mitigare i sintomi della tubercolosi.

Quanto la tragicità della sua vita, fra privazioni e malattia, ha influenzato la sua opera?

Amedeo è il prototipo del personaggio letterario. Trasgressivo, gentile, bello, malinconico, funambolico e in grado di bruciare di passione pur di giungere a toccare la propria anima, era aristocratico, ma voleva frequentare il popolo. Amava le donne di ogni ceto sociale, modelle, prostitute, poetesse, intellettuali, nobili e ragazze di buona famiglia. Era un principe sempre innamorato e amatissimo. Nei suoi dipinti c’è l’elogio del corpo e dell’anima femminile. Con linee sinuose e tratti semplici, catturava lo spirito di chiunque posasse per lui. Molti lo definivano un veggente in grado di conoscere il futuro, e tale veggenza, forse, è stata anche la sua condanna. Come ho già detto la negazione e l’occultamento della malattia, hanno avuto un peso fondamentale nella vita di Amedeo che ha sempre fatto di tutto per non apparire minato dalla tubercolosi.

Ha incontrato e anche amato molte donne, alcune intellettuali, come la poetessa Anna Achmatova, la scrittrice inglese Beatrice Hastings, fino all’ultima compagna Jeanne. Quanto hanno influenzato le sue scelte artistiche?

Amedeo dipingeva le donne cercando nel loro sguardo l’amore assoluto e l’anima profonda dell’essere femminile. Le donne sono sempre protagoniste in questa storia e sono raccontate in tutte le sfaccettature possibili. I rapporti tra Amedeo e il mondo femminile sono testimoniate da tutti i personaggi, a partire da quello della madre Eugenie fino ad arrivare all’ultimo grande amore Jeanne. L’amore è quello famigliare, quello passionale, quello romantico, quello fisico e quello contrastato. I grandi amori di Modì scandiscono i diversi periodi della sua arte e della sua eccessiva e movimentata vita.

Sono molte le donne che ha amato, molte di passaggio, altre invece intensamente, come la poetessa russa Anna Achmatova, la giornalista Beatrice Hastings, la modella Kiki de Montparnasse. Il suo ultimo grande amore è stata Jeanne Hébuterne. Quella tra Amedeo e Jeanne è una delle storie d’amore più famose e commuoventi che abbiano mai riguardato un artista. Come in Romeo e Giulietta, l’amore totalizzante non può sopravvivere agli amanti e si chiude con un grande finale tragico e romantico, quasi shakespeariano. Amedeo dipingeva le donne cercando nel loro sguardo l’amore assoluto e l’anima profonda dell’essere femminile.

Storia e leggenda di questo pittore sono così interconnesse da risultare a volte sovrapponibili, tra aneddoti e testimonianze contraddittorie. Questo alone di mistero, secondo lei, ha contribuito ad esaltarne la grandezza?

Modì, come abbreviativo del cognome. Ma anche maudit, maledetto, in francese. Si potrebbe racchiudere in queste due parole la vita tragicamente tormentata, ma altrettanto intensa di Amedeo. Le sue opere, attualmente senza prezzo, quando lui era in vita non valevano nulla. Oggi è considerato il massimo pittore del 1900 ma, da vivo, era costretto a fare piccoli disegni nei bar, vagando di tavolo in tavolo, per raccogliere gli spiccioli per mangiare. Una vita di privazioni, ma anche piena di esperienze straordinarie, di amori e di legami con personaggi tra i più grandi del mondo dell’arte. Modigliani, nonostante la sua grave malattia, si è circondato di bellezza, combattendo contro i suoi demoni e le paure che l’hanno accompagnato. Il suo percorso gli ha permesso di inserirsi, seppur dopo la morte, nell’olimpo dei maestri residenti nella capitale francese in quegli anni d’oro.

Non si devono dimenticare le donne nel percorso di grandezza di Amedeo, esse rappresentano un processo di crescita caratterizzato da una profonda sensualità. L’elemento femminile ha giocato un ruolo primario nella scoperta del mondo e nella sua attitudine a rielaborarlo in immagini, soprattutto attraverso i ritratti e i nudi. Il mio romanzo alla fine è totalmente dedicato alle donne, esattamente come la vita di Amedeo.

I suoi dipinti, nella semplicità massima delle linee, sembrano svelare l’anima e l’essenza del soggetto che ritrae. I suoi lavori sono uno specchio della complessità e delle contraddizioni del suo essere o riguardano una precisa ricerca stilistica?

Amedeo ha creato opere immortali con un segno pienamente riconoscibile e con un’abilità da disegnatore che gli ha permesso di creare capolavori con pochi tratti. La sua pittura aveva origine nella scultura e negli studi sulle figure che, per molti anni, si era intestardito a realizzare senza tenere conto che le polveri del marmo erano deleterie per i suoi polmoni. Anche questa sua passione per la scultura e per l’arte “negra” e “primitiva” lo ha portato alla semplicità. E non è una caratteristica riduttiva questa, al contrario, è la cifra che rende Amedeo inconfondibile e riconoscibile anche allo spettatore meno esperto di arte.

“Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni”. È questo l’insegnamento che ci lascia in eredità Modigliani?

La speranza è una moneta con due facce. La speranza ti aiuta ad andare avanti e al contempo ti può illudere. La speranza è tutto in Amedeo, è il demone a cui appellarsi senza moralismi, senza interferenze onniscienti o religiose. È il desiderio di innamorarsi e la voglia di vivere. È la volontà di vincere la malattia fino ad occultarla. È la voglia di amare la famiglia, l’arte e gli amici. La speranza ti spinge a sognare e ad illuderti. Ma è così per tutti, uomini e donne, senza sogni non potremmo vivere, abbiamo necessità di illuderci per resistere.

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